Spero che niente di tutto questo La metta a disagio. Non è mia intenzione. Sentivo tutto ciò molto tempo fa, ma allora ero uno studente. Ora sono uno scrittore professionista. Mi sono guadagnato una cosa difficile: il permesso di pensare e agire di testa mia.
Un anno fa o forse più, come ho detto, mi trovavo dietro la scrivania di Douglas Bement – non era lontano il tempo in cui guardavo la stessa scrivania dall’altra parte – e parlavo alla sua classe della professione di scrittore. Molti degli studenti frequentavano anche quando frequentavo io. Parecchi di loro li conoscevo per nome. Parlai della professione di scrittore, non dell’arte, e li lasciai un po’ freddi. Nessun discorso, per quanto appassionato, avrebbe potuto farli deviare da una conclusione già scontata per quel che riguardava il mondo esterno. Pensavano che si stesse insegnando loro a scrivere – e Bement è un discreto insegnante. Era troppo. Mi trovavo lì – dissi loro – perché due giorni prima, alla radio, Bement aveva fatto parecchie osservazioni sbagliate sulla professione di scrittore. Cercai di assicurare loro che, nel mondo esterno, avrebbero potuto vendere la loro merce ed evitare la bruttezza di scrivanie e cartellini da timbrare, che con la penna avrebbero potuto guadagnarsi da vivere in modo decoroso, se ne avevano la stoffa. Nessuno aveva mai detto questo a me. Ho dovuto scoprirlo con la dura esperienza. Ma loro non volevano sentire qualcosa di così terreno. Volevano imbottirsi di nozioni. Io non parlavo loro usando tematizzazioni e profili, parlavo perché sapevo che cosa ben presto si sarebbero trovati ad affrontare. Fu tutto inutile. Non riuscii a scuoterli da un’apatia mentale appiccicosa come colla. Non volevano realmente pensare e non discutevano neanche quando li spronavo a farlo.
Suppongo che questa sia ciò che chiamiamo istruzione di massa. Menti congelate, cariche di nozioni. Forse alcuni di noi dovrebbero sentirsi grati per questo, perché è la nostra salvezza. Ma io non potevo fare a meno di sentirmi addolorato. Non s’insegnava loro a pensare o a studiare, s’insegnava loro a ingurgitare nozioni, per quanto scollegate, ottuse o inutili.
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“Egregio preside Wilbur” di L. Ron Hubbard, continua...
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