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Quando una persona ha ragione di credere che il significato da lui attribuito a una parola potrebbe essere frainteso, esistono modi utili nel parlare e nello scrivere, per assicurarsi che il significato inteso sia quello trasmesso. Non è sufficiente basarsi sul semplice presupposto che, poiché tutte le parole sono comunque vaghe, nessuno mai può davvero capire ciò che un’altra persona intenda veramente dire. Tuttavia questo argomento è stato avanzato in passato per giustificare la mancanza di definizioni.
È difficile esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni senza il beneficio di un vocabolario esteso. Una persona con un vocabolario limitato è un sorta di “indigente” della comunicazione. Spesso si ritrova privo di mezzi quando cerca di esprimere ciò che intende dire realmente e questo può aggiungere difficoltà alla sua vita. Una mancanza nella capacità di esprimersi funge da sbarramento ai normali flussi dei rapporti interpersonali. Questa di per sé può diventare addirittura una moda. Negli anni ’60 e ’70, quando il vocabolario usato dagli studenti universitari si ridusse, essi cominciarono a mostrare un modo di parlare esitante e indefinito. Purtroppo una situazione del genere può essere accompagnata da un atteggiamento timido nei confronti della vita e può dar luogo a un mondo sconcertato dove nessuno sembra sicuro di niente.
Non è necessario rinunciare a tutta la grandiosità del pensiero e del linguaggio. È necessario soltanto essere comprensibili. Il politico moderno ha cercato di aver l’aspetto, parlare e scrivere come l’individuo delle “masse” che egli cerca di raggiungere con la comunicazione, ma in questo tentativo ha purtroppo sacrificato la sua imponenza e quindi la sua posizione di potere. L’impresa da compiere è quella di apparire efficaci e perfino poetici usando allo stesso tempo parole molto semplici. Abramo Lincoln, il grande presidente americano del XIX secolo, che con la sua imponenza guidò la crociata e la guerra per liberare gli schiavi, aveva questo dono; uno scolaro può oggi leggere facilmente i suoi discorsi con gran piacere.
Per poter dire qualcosa, si dovrebbe avere qualcosa da dire.
Per parlare o scrivere con semplicità, il primo passo è decidere quale sarà il proprio messaggio. Il secondo passo è formularlo in modo che comunichi alla persona o alle persone a cui ci si indirizza, con la minima possibilità che le parole vengano fraintese.
Probabilmente esistono molti metodi e sistemi non ancora sviluppati per chiarire il significato delle parole che si usano. I giapponesi ne hanno uno: la loro scrittura si serve dei caratteri cinesi ma nell’angolo superiore destro vengono posti dei piccoli simboli che forniscono la pronuncia giapponese. Le parole giapponesi sono molto omonimiche, lo stesso suono può significare molte cose. Quando due giapponesi si ritrovano a discutere sui significati, non è insolito che uno di loro tiri fuori un blocchetto e una penna e disegni il carattere cinese per mostrarlo all’altro. Il suono della parola non la definisce, il completo carattere scritto sì. E in questo modo risolvono le loro differenze di definizioni.
Forse si potrebbe mettere un asterisco o un altro simbolo dopo una parola insolita e definirla a piè pagina; indubbiamente questo farebbe risparmiare molti viaggi verso un dizionario. L’inglese e le lingue europee sono perlopiù prive di questi sistemi. Ma lo sviluppo e l’adattamento di alcuni di essi faciliterebbe notevolmente il flusso della comunicazione introducendo definizioni esatte del significato che s’intende. Anche queste lingue risentono del fatto di essere omonimiche. Qualunque avvocato può dirvi che i tribunali sono pieni di cause legali derivanti da parole, usate in contratti, che non erano definite correttamente. Un tribunale è una specie di campo di battaglia e l’abilità dominante di un avvocato è il modo in cui formula ciò che dice; laddove questo viene meno, possono nascere delle cause legali. Rientra tutto nella categoria della definizione delle parole.
Le parole hanno anche delle associazioni emotive, oltre ai freddi significati del dizionario. Il propagandista, l’ideatore di annunci pubblicitari e l’esperto di relazioni pubbliche spesso hanno, o dovrebbero avere, padronanza di questo aspetto delle parole. Tuttavia non esiste nessun dizionario dedicato alla classificazione di questi legami. Sono usati comunemente e cambiano col passare dei decenni. Essi comportano periodi in cui una cosa è buona e periodi in cui è cattiva. Una volta, “fascista” era un appellativo encomiabile, mentre oggi è una parola sudicia. Il “profitto” un tempo era lodevole, ma ora è diventato discutibile. Nella scelta delle parole bisogna avere una certa idea della loro attuale associazione emotiva e anche della loro definizione pura. La comprensione da parte dei propri ascoltatori o lettori è influenzata dall’associazione emotiva di alcune delle parole che si usano.
Chiarimento di parole: istruzione & comprensione, di L. Ron Hubbard, continua...
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